Reportage: I nuovi linguaggi espressivi
La fotografia di reportage negli ultimi anni ha subito dei cambiamenti abbastanza radicali.
Tutt'oggi c'è un continuo mutamento che vede, nei grandi autori attuali e nelle giovani promesse (es. il fotografo israeliano Oded Balilty), una continua ricerca di un vero e nuovo "linguaggio espressivo".
La tecnica fotografica da "purista" della foto e le migliori tecnologie del mezzo utilizzato sono messe in "disparte" per dare invece maggiore risalto all'espressività e all'estetica del soggetto inquadrato. In questo scenario è quindi il "soggetto" e la sua rappresentazione nel contesto specifico che hanno una valenza maggiore; è premiata l' "Idea" dello scatto e la sua forza narrativa e non certo la foto tecnicamente perfetta (foto nitida, regola dei terzi ecc. ecc.) ma sostanzialmente vuota di contenuto.
Il più delle volte l'autore cerca nella sua foto una contaminazione esterna: luci filtranti, flare ben distribuiti all'interno del fotogramma, giochi di riflessi/ombre
e repliche dei soggetti. Spesso nella costruzione dell'immagine si fa ricorso all'utilizzo di piani multipli dove i diversi
soggetti vengono distribuiti mediante uno schema di piani focali differenti. Non meno importante è l'uso di tagli fotografici al limite del lecito, di piani inclinati, di punti di ripresa spinti (dall'alto o dal basso) e di elementi di incorniciamento dei soggetti.
*** Osserviamo le seguenti foto di esempio per farci un'idea di quello che si è appena detto:
Adesso, possiamo affermare senza ombra di dubbio che molto spesso le tradizionali regole compositive sono infrante, anzi oserei dire superate, per creare una nuova sintassi atta a valorizzare la rappresentazione dello scatto, magari un semplice evento festoso ripreso in uno dei tanti villaggi africani o una qualsiasi tragedia che si sta consumando o che si è consumata nel mondo. Il Reportage Sociale trova la sua forza espressiva, nuda e cruda, per mantenere lo stato delle cose e raccontare la realtà come si presenta con la missione di smuovere le coscienze, non quindi per scadere nella retorica. L'autore è DENTRO la scena, imbevuto nell'avvenimento, drammatico o non, e da questa posizione privilegiata lo consuma, lo racconta, per poi farlo rivivere nella testa, nel cuore e nell'animo del futuro osservatore!!!!
Nell'ottica del discorso iniziale, una tecnica a cui spesso si fa ricorso, per quanto concerne la composizione, è il controcampo con cui si tende a dare immediatezza alla lettura dello scatto. Grazie all'utilizzo di soggetti poco nitidi in primo piano, più o meno invadenti all'interno del fotogramma, si guida l'osservatore verso la "Rivelazione" rappresentata a fuoco e ben in evidenza, nei piani successivi. Trasgredendo quindi i canoni compositivi è facile trovarsi di fronte a scatti che presentano figure in primo piano che entrano dirompenti nel fotogramma per accompagnare la lettura spesso verso un'uscita, passando naturalmente attraverso il soggetto principale che racchiude l'essenza dello scatto, dove non si può far altro che soffermare la propria attenzione. Il linguaggio utilizzato tende a valorizzare gli elementi significativi della rappresentazione in modo tale da esaltare l'espressività del soggetto principale e quindi il messaggio sociale, recondito di cui lo scatto è intriso.
*** A tal proposito vediamo altri esempi dei maestri del reportage:
Molto importante è anche l'ambientazione dello scatto e la luce utilizzata. Spesso le fotografie sono effettuate in interni poco luminosi, dove l'unica fonte di illuminazione può essere una lampadina interna o la luce filtrante dall'esterno (magari da una finestra, da una porta o piccolo lucernario...). In questi casi il soggetto deve essere ben irradiato dall'uniche e poche fonti di illuminazione esistenti e l'esposizione deve essere presa per le alti luci in modo tale da mostrare quello che interessa e far chiudere tutto il resto, come normale visti i presupposti, verso il nero. Ecco perchè è importante anche la distribuzione degli elementi significativi e del soggetto principale all'interno del fotogramma in modo tale da occupare le zone di illuminazione presenti.
*** Vediamo altri due esempi che ci possono chiarire le idee:
Come già accennato gli autori per questo tipo di fotografia non amano attrezzature altamente tecnologiche ma preferiscono un corredo più tradizionalista, camere fotografiche meccaniche o le vecchie ma sempre affidabili macchine a telemetro, in modo tale da essere liberi dai meccanismi e meno ingombrati dal corredo. Importante anche l'utilizzo di focali corte e grandangolari anche spinti (20mm), da preferire quelli con focale fissa. Da sottolineare anche la maggiore discrezionalità che si ottiene nei confronti del soggetto e quindi le maggiori possibilità di essere accettati spesso nel proprio dramma personale.
Precursore di questo nuovo linguaggio fotografico, in ambito della fotografia di reportage sociale, è stato sicuramente Michael Ackerman mentre i maggiori esponenti della scuola italiana sono Paolo Pellegrin , Francesco Zizola e Alex Majoli: quest'ultimi accomunati da un'esperienza nella "mitica" agenzia Magnum Photos e dai diversi riconoscimenti a livello mondiale.
*** Vediamo gli ultimi due esempi proposti:
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